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Dolomiti, ad un passo dal cielo: ideale passaggio di testimone tra Manolo e Ondra (VIDEO)

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Staffetta generazionale fra il “mago delle falesie” e il “superman” del free-climbing mondiale

di GianAngelo Pistoia

© Foto di Daniele Lira/Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A. – Walter Bellotto – Luka Fonda

NordEst – Le Dolomiti di Brenta, alcuni mesi fa, hanno fatto da degna cornice ad un ideale “passaggio di testimone generazionale” fra il “mago delle falesie” Manolo e Adam Ondra, unanimemente considerato il più forte free-climber di tutti i tempi. Dell’atleta di nazionalità ceca si conosce quasi tutto. Adam Ondra è assurto a star dei media internazionali sebbene appaia di rado in televisione e rilasci poche ma ben mirate interviste. Su di lui sono stati pubblicati innumerevoli articoli e servizi fotografici. Le televisioni di tutto il mondo fanno a gara per riprendere le competizioni a cui partecipa e per documentare i suoi exploit sportivi.

Di Manolo – Maurizio Zanolla per l’anagrafe e primierotto d’adozione – invece non si conosce molto nonostante sia un antesignano del “free-climbing” a livello mondiale. Il modo di arrampicare, non ortodosso, di Manolo è stato analizzato, studiato, imitato e talvolta pure criticato dai suoi colleghi alpinisti, come si evince anche dagli articoli che prestigiosi giornalisti – quali Rolly Marchi, Cesare Cielo, Francesca Sironi, …. – gli hanno dedicato nel corso della sua carriera e che di seguito ripropongo per stralci.

Nato a Feltre, Manolo è un personaggio che non si reputa tale. Semplice, schivo, riflessivo: un vero figlio della montagna. Inizia ad arrampicare a diciassette anni “per evadere dalla quotidianità – ammette – il lavoro in fabbrica non mi soddisfaceva, e quelle montagne così vicine a casa mi attraevano talmente tanto che ho provato a scalarle”. Manolo racconta di sé e delle sue imprese con naturalezza, senza alcuna enfasi, dando l’impressione di essersene ormai distaccato, o addirittura di averle sempre vissute con una certa freddezza.

Che fosse portato per questa particolare disciplina, ci ha messo poco ad accorgersene. Così, col passare del tempo e acquisendo via via un’esperienza sempre maggiore, Manolo ha alzato l’asticella, ha aumentato il grado di difficoltà di ogni sua scalata ed è diventato un vero mito. Tanto che una nota marca di orologi ha pensato bene di eleggerlo a testimonial di una campagna pubblicitaria di grande successo. Torso nudo, bermuda colorati e scarpine: cosi Manolo scalava ai tempi d’oro, non gli serviva nient’altro.

Incosciente? Sprezzante del pericolo? Può darsi. “So di essere stato molto fortunato – ammette Manolo – ero a conoscenza dei rischi che correvo, ma quella era la mia vita. Andavo alla ricerca dei miei limiti e posso dire di averli trovati”. Affermazione veritiera, infatti è stato uno dei primi climbers al mondo a superare l’8°, il 9°, il 10° e probabilmente anche l’11° grado (classificazione UIAA), sia in montagna che in falesia.

Spesso ha compiuto delle arrampicate ‘free solo’, ovvero senza l’uso di corde o di altri sistemi di sicurezza, arrivando in falesia con questo stile fino al 10° grado. Manolo ha sempre privilegiato arrampicate su placche appoggiate o su muri verticali, piuttosto che su pareti strapiombanti. Inoltre è stato il primo ad usare scarpette leggere invece di scarponi per arrampicare: inventando di fatto l’arrampicata moderna.

Manolo è cresciuto ripercorrendo in arrampicata libera tutte le vie tracciate dai migliori alpinisti europei su Alpi e Dolomiti. Via i chiodi, via le corde, via i buchi. Dopo aver esaurito i ‘sentieri’ degli altri, ha cercato altre vie. “Non so neanch’io quante ne ho tracciate” afferma.

Chi però pensa che per Manolo, che nel mondo dell’arrampicata è soprannominato il ‘mago’, il rapporto con la montagna e le pareti sia solo una questione di gradi si sbaglia. Basta ascoltarlo parlare per rimanere colpiti e ritrovare in lui quel qualcosa che già Buzzati aveva individuato negli alpinisti veri: la ricerca di sé stessi, il rapporto profondo con le proprie verità e il rispetto per la natura con cui ci si confronta. La sua evoluzione tecnica passa attraverso l’utilizzo di appigli sempre più piccoli, equilibri molto precari su itinerari con protezioni spesso ‘psicologiche’, enfatizzando così l’arrampicata globale, non solo fisica quindi ma anche mentale.

Manolo ha vissuto infatti la sua passione per l’arrampicata in maniera personale, filosofica e romantica, non volendo mai partecipare a competizioni sportive. “Le gare non mi interessavano – spiega – per me si trattava soltanto di vivere la montagna in un modo diverso, tutto mio, che oltretutto mi ha permesso in qualche modo di mantenermi”. Un ambiente naturale del quale Manolo non può fare a meno. “La montagna è un luogo ‘lento’ – afferma – molto diverso dalla città e da una frenesia che non mi appartiene”.

Per questo da oltre quarant’anni anni risiede nella valle di Primiero. Lo scorso 18 febbraio ha compiuto sessantadue anni. Avrà festeggiato il suo compleanno scalando una via molto difficile, sulle Dolomiti? Probabilmente sì. Con gli anni si è infatti rimesso in gioco, e anche se ora deve avere più pazienza e rispettare tempi di riposo più lunghi, ancora arrampica su vie che ha aperto e che spesso sono rimaste insuperate.

Mettere mano su quelle rocce per me è sempre un’emozione profonda”. Lo dice con la voce di chi non ha mai smesso di credere alla propria passione, che traspare pure dal suo più recente libro ‘Eravamo immortali’ (Fabbri Editori – 2018) e dal film ‘Verticalmente Démodé’ girato con Davide Carrari nel 2011.

A questo cortometraggio la Giuria del Trento Film Festival ha assegnato nel 2012 la Genziana d’Oro del Club Alpino Italiano per il migliore film di alpinismo con la motivazione: “…vivere, sognare la scalata attraverso lo studio e la progettazione meticolosa, sino all’ultima coraggiosa ascesa; questo film dimostra che l’arrampicata libera non è soltanto sport, ma un’arte creativa. Manolo spinge costantemente le sue capacità oltre i propri limiti, in un’opera profondamente legata alla montagna …”.

Motivazione nella quale si può riconoscere anche Adam Ondra. Infatti l’approccio alla montagna del climber mitteleuropeo è simile a quello di Manolo. La filosofia di vita, le passioni e le aspirazioni di Adam Ondra sono espresse in modo esaustivo nel suo libro autobiografico “Adam Ondra” (AO Production – 2019).

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