Nordest, allerta cimurro per le volpi

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Il dr. Angelo Troi veterinario spiega quali sono i rischi

volpe

Nordest - Una volpe, presumibilmente affetta da cimurro, e’ stata avvistata nelle scorse settimane, dai forestali della stazione di Forni di Sopra (Udine), nell’area del “Villaggio Tintai”. L’animale aveva evidenti difficoltà di deambulazione tipiche della malattia.

La popolazione residente e’ stata comunque già avvertita dallo stesso personale forestale della Regione. Piu’ in generale, nella zona di Forni di Sopra, i forestali regionali hanno rilevato negli ultimi mesi una condizione di forte sofferenza generalizzata nella fauna selvatica, che ha portato alla morte di numerosi capi.

La stessa disavventura del giovane volpacchiotto a Belluno è un campanello dall’allarme nei confronti di una malattia virale, il cimurro, che colpisce carnivori terrestri (cane, furetto, visone e marini come le foche).

“Si ripresenta ciclicamente – spiega il dr.  Angelo Troi medico veterinario del sindacato italiano veterinari liberi professionisti -, a volte con particolare aggressività ed è diffusa in tutto il mondo. Non riguarda l’uomo, ma l’agente che la provoca è simile a quello del morbillo. Si tratta di un’infezione con frequente esito letale, che si trasmette attraverso l’ “espulsione” nell’ambiente di materiale contaminato; virus in tosse e starnuto, principalmente (si parla di trasmissione aerogena) ma anche feci e urine.

Vi è una caratteristica ipertermia con due picchi di temperatura elevata (oltre 39° C nel cane) alternata ad un paio di giorni normali. Interessa tutto l’organismo, con sintomi respiratori, digestivi, cutanei e nervosi. La principale protezione, esattamente come nel caso del morbillo per l’uomo, è il vaccino. Non vi sono obblighi di legge, non si tratta di una zoonosi (trasmissibile cioè all’uomo) ma è la principale difesa che possiamo attuare per i nostri animali. La profilassi si induce con 2 somministrazioni a distanza di un mese, a partire da 7-8 settimane di vita e richiami annuali.

Il virus escreto non sopravvive a lungo nell’ambiente poche ore, massimo qualche giorno, quindi il contagio è più facile dove e quando vi è contatto tra molti animali (rifugi, canili, parchi…) favorito dall’emissione di virus per circa 4-5 settimane da parte dell’animale malato e poi altre 2 settimane dopo la guarigione clinica. Si elimina con molti disinfettanti di uso comune e l’essiccazione lo inattiva rapidamente.

Tra le manifestazioni curiose – conclude il dr. Troi – di questo virus abbiamo la hard-pad disease o “malattia del piede duro”, che colpisce i polpastrelli e tartufo con ispessimenti e screpolature e la “malattia del cane anziano” old-dog disease che colpisce con sintomi neurologici, fino alla paralisi, cani anziani appunto, che non hanno ricevuto sufficienti dosi di protezione vaccinale nella loro vita”.

 

Dr. Angelo Troi medico veterinario SIVeLP

Sindacato italiano veterinari liberi professionisti

www.sivelp.it

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