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Venezia, la “Casa dei Tre Oci” racconta il fotoreporter Mario De Biasi con scatti dal 1947 al 2003

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La “Casa dei Tre Oci” di Venezia propone fino al 9 gennaio 2022 una originale mostra retrospettiva su Mario De Biasi, l’antesignano dei fotoreporter italiani

di GianAngelo Pistoia

NordEst – A Mario De Biasi (nato a Sois, Belluno, 1923 – Milano, 2013), tra i più straordinari interpreti del Novecento, instancabile viaggiatore e osservatore del mondo, la Casa dei Tre Oci di Venezia dedica una grande retrospettiva visitabile fino al 9 gennaio 2022 dal titolo: “Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003”.

Ben 256 fotografie, metà delle quali inedite e vintage ripercorrono l’intera produzione del fotoreporter, dagli esordi con la rivista “Epoca” fino agli ultimi lavori. Per la prima volta, in questa mostra, le fotografie di Mario De Biasi vengono accostate e integrate anche con i suoi disegni; da tutto questo si evince la poliedricità e versatilità di Mario De Biasi.

L’esposizione è curata da Enrica Viganò in collaborazione con l’Archivio Mario De Biasi, organizzata da Civita Tre Venezie con Admira e promossa dalla Fondazione di Venezia. Frutto di un’immensa ricerca nell’Archivio De Biasi, il percorso espositivo procede diacronicamente per nuclei tematici attraverso dieci macro sezioni, passando per il racconto dei grandi eventi storici, i viaggi esotici, i ritratti di personaggi potenti e famosi, le scene di vita quotidiana, i volti anonimi, sfociando poi nel concettuale e nell’astratto.

Era il momento! – osserva la curatrice Enrica Viganò – si sentiva la necessità di una mostra antologica che celebrasse il talento di Mario De Biasi in tutte le sue sfaccettature. Il fotoamatore neorealista, il fotoreporter di ‘Epoca’, il testimone della storia, il ritrattista di celebrità, l’esploratore di mondi vicini e lontani, l’artista visuale, l’interprete di madre natura, il disegnatore compulsivo e creativo. Tutto il suo lavoro è un inno alla vita – chiosa la curatrice e puntualizza – la vita di Mario De Biasi è la storia esemplare di un artista che si è fatto da solo nell’Italia del dopoguerra e si è costruito una carriera professionale in fotografia, quando la figura del fotoreporter interno allo staff non era ancora contemplata dai giornali.

Il progetto espositivo vuole far conoscere e comprendere quest’eccellenza tutta italiana, questo fotografo che immortalava tutto: da New York alle periferie milanesi, dalla rivolta d’Ungheria alle Olimpiadi, dalla Siberia al Vietnam, e poi le star del cinema, gli zingari come i miliardari, i lavoratori e la ricostruzione del paese, i vulcani, le metropoli, i terremoti, le giungle, le imprese spaziali, i gesti universali, la natura e le bellezze del nostro pianeta. Ogni inquadratura mette in luce un piccolo o grande racconto, ogni scatto registra un pezzo di realtà che Mario De Biasi coglie magistralmente, senza mai tralasciare l’equilibrio delle forme e l’armonia del chiaroscuro.

La sua audacia e la sua forza fisica hanno fatto il resto. Per i lettori di ‘Epoca’ (dove ha lavorato per trent’anni) De Biasi incarna l’intrepido esploratore perennemente in viaggio fra ponti sospesi, terribili pericoli e sbalorditivi scenari naturali, capace di portare fino ai confini della Terra, in ogni deserto, campo di battaglia, evento mondano o fenomeno naturale il bisogno d’avventura, di esotismo, di evasione e di informazione di chi, in quegli anni, poteva viverli solo sulle pagine di una rivista della qualità di ‘Epoca’. L’immaginazione di De Biasi spazia su altri fronti della creatività: non è solo un testimone di ciò che accade, ma anche l’artista che rivela dettagli della natura, impercettibili ai più, tramutandoli in una festa di vita e colori.

La sua inarrestabile creatività si esprime altresì nei disegni che realizzerà in ogni dove, su qualsiasi pezzo di carta avesse a disposizione, fino alla fine. Lavorava per cicli dedicati a un singolo soggetto, declinato in infinite geometrie e tinte diverse: è sorprendente vedere quelle migliaia di soli, cuori, alberi e non trovarne mai due uguali. In questa mostra, per la prima volta, i suoi disegni vengono integrati con le opere fotografiche, meraviglie della fantasia in dialogo con le meraviglie catturate dall’obiettivo – spiega Enrica Viganò ad aggiunge – Mario De Biasi ha percorso il mondo intero costruendo letteralmente, attorno alle proprie esperienze, un modello italiano di fotografia di reportage raffinatissima e al tempo stesso autenticamente popolare, che oggi è un punto di riferimento per tutti. Ha lasciato dietro di sé tanta arte e una moltitudine di libri, quelli che ha collezionato e quelli che ha realizzato con le sue immagini. Si è sempre messo in gioco, spesso con acrobazie sul filo dell’impossibile e sempre con quello sguardo pronto a recepire tutto. Uno sguardo concentrato sulla scena richiesta e, insieme, vigile e rapido nel cogliere a 360° l’esistenza tutta: tracce di un’umanità universale, che si ritrova più vicina che mai nei suoi gesti quotidiani, seppure appartenenti a culture lontane, perché osservati senza pregiudizi e senza mai voltarsi dall’altra parte”.

Dopo questa esaustiva prolusione di Enrica Viganò, torniamo a parlare della mostra “Mario De Biasi. Fotografie 1947-2003”. Tra i tantissimi inediti, la Casa dei Tre Oci espone, per la prima volta, l’intera sequenza della fotografia più celebre e probabilmente più amata di De Biasi: “Gli Italiani si voltano”, realizzata nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi “Bolero Film” e scelta da Germano Celant come immagine guida della sua mostra al Guggenheim Museum di New York, “The Italian Metamorphosis 1943-1968”. Una splendida Moira Orfei vestita di bianco passeggia per il centro di Milano, attirando lo sguardo di un gruppo di uomini.

Gli anni ’50 del Novecento costituiscono uno dei fulcri del percorso espositivo con le immagini di un’Italia devastata dalla guerra, dove si coglie, tuttavia, la voglia di rinascita e di ricostruzione; o gli scorci memorabili di New York; o ancora la prospettiva ravvicinata dell’insurrezione ungherese del 1956, sotto il tiro delle pallottole, che feriscono De Biasi e gli fanno guadagnare il titolo di “Italiano Pazzo”. Sono brani visivi “di un ‘900 che oggi appare lontano – precisa Denis Curti, direttore artistico della Casa dei Tre Oci – ma che non smette di muovere curiosità”.

Al 1964 risalgono due incredibili servizi, che testimoniano l’ostinazione di De Biasi: quello in Siberia, con temperature sotto i 65 gradi, e quello tra le lingue di lava dell’Etna in eruzione. Non mancano momenti di leggerezza e intimità, che De Biasi ha indagato in tutti e cinque i continenti con le foto dei baci, dei barbieri di strada e delle pause pranzo realizzate da Londra a Parigi, da Roma a Vienna, dal Cairo a Teheran, dalla Thailandia al Brasile, da Israele al Nepal.

Proprio alle pause pranzo è dedicata una grande installazione raffigurante un mappamondo sul quale sono esposte 40 fotografie vintage, di piccolo e piccolissimo formato, ciascuna connessa al luogo in cui è stata scattata. L’intento è di restituire il senso di universalità e il taglio antropologico della ricerca di Mario De Biasi, che ritrova in un semplice gesto quotidiano un forte senso di comunanza tra culture lontane e diverse.

In mostra anche le immagini dello sbarco sulla luna, i suoi più famosi ritratti legati al Festival del Cinema di Venezia, tra i quali quelli di Brigitte Bardot, Fellini e Masina, Romy Schneider, Maria Callas; gli innumerevoli viaggi, in particolare a Hong Kong, in Sud America e in India.

L’ultima sezione si concentra sull’amore per la natura, di cui sono rivisitati forme e segni, resi in foto come una sorta di “poesia visiva” con scatti che sfociano nel concettuale e nell’astratto.

Accanto alle fotografie sono esposti molti materiali, volumi, i numeri originali della rivista “Epoca”, appunti, quaderni e due approfondimenti audiovisivi. L’intervista di Laura Leonelli in cui Mario De Biasi racconta la sua esperienza di fotografo e una proiezione di immagini, selezionata dalla figlia e responsabile dell’Archivio, Silvia De Biasi, con i servizi per la collana di “Epoca” intitolata “Le meraviglie del mondo”.

Oltre a essere un grande fotografo, Mario De Biasi, appassionato di arte e di pittura, era anche un originale disegnatore. Un universo di tinte forti e infinita fantasia “riveste” la Casa dei Tre Oci, restituendo continuità stilistica all’allestimento lungo i tre piani del palazzo neogotico con la raffigurazione di occhi, teste, cuori e soli. Accompagna la rassegna il catalogo edito da Marsilio con i saggi di Enrica Viganò, Denis Curti e Angelo Ponta. Radio Monte Carlo è la radio ufficiale della mostra.


© Foto: Archivio Mario De Biasi/courtesy Admira, Milano – Luca Zanon

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