Elezioni politiche, l’ex parlamentare Laura Froner (PD): “Non ignoriamo i segnali di sfiducia” in Trentino

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L’ex parlamentare Laura Froner già sindaco di Borgo Valsugana nel 2000 e nel 2005, eletta nel 2006 nelle liste dell’Ulivo e nel 2008 nelle liste del PD del Trentino Alto Adige/Sudtirol alla Camera dei Deputati, analizza il voto in Trentino, non senza una nota di delusione e amarezza

L’ex parlamentare Laura Froner, già sindaco di Borgo Valsugana, oggi è dirigente scolastico in Valsugana

di Liliana Cerqueni

Borgo Valsugana (Trento) – C’è grande fermento nel PD trentino, dopo la battuta d’arresto delle ultime elezioni politiche. In seguito alle dimissioni ‘congelate’ da parte del segretario provicniale Italo Gilmozzi, si attende la riunione della prossima assemblea per l’analisi e l’eventuale approvazione di un documento programmatico che vede l’ipotesi al comando della segreteria di un quadrumvirato composto dal senatore uscente Tonini, dal vice presidente della provincia Olivi, dalla presidente dell’assemblea Borgonovo Re e dal capogruppo in consiglio provinciale Manica.

Intanto, il presidente del consiglio provinciale, Bruno Dorigatti,  fa il ‘pompiere’ e spegne le polemiche in casa PD: “E’ il momento di costruire un nuovo partito, confederato, più lontano da Roma e più vicino a Bolzano, con una maggiore e più radicata identità territoriale. Un’esigenza, a mio avviso, emersa chiara e forte dalle urne. Ascoltando e interpretando e non pontificando”.

Froner sollecita: “Riavvicinamento ai cittadini e distacco dall’arroganza”

Oggi il Partito Democratico deve ripartire dal dialogo – sostiene l’ex parlamentare – con un riavvicinamento ai cittadini e un distacco dall’arroganza che l’ha accompagnato negli ultimi anni.

In periodo di bilanci post-elezioni, dove è mancato il PD? Quali aspetti critici hanno determinato la battuta d’arresto?

La forte perdita di consensi subita dal PD e la crescita dei voti assegnati al Movimento 5 Stelle, in particolare al Sud, e alla Lega, in particolare al Nord, hanno evidenziato una spaccatura nel Paese che è andata crescendo in questi anni di crisi. I bisogni più pressanti nelle due parti del Paese – sicurezza e una minore pressione fiscale al Nord, reddito di garanzia al Sud – che non hanno trovato sufficienti risposte nell’azione del governo guidato dal PD, hanno spinto molti elettori verso quei partiti all’opposizione che si sono dimostrati più vicini al loro sentire ed hanno previsto nei loro programmi le misure richieste.

Come ripartire per rigenerare il Partito Democratico ed arrivare a un’identità più incisiva sul territorio?

Un errore commesso dal PD è stato quello di concentrarsi troppo sull’amministrazione, in modo quasi autoreferenziale e peccando di autosufficienza, senza prestare altrettanta attenzione al rapporto con i suoi elettori e con le persone che, a torto o, in alcuni casi, anche a ragione, hanno cominciato a mettere in dubbio la bontà delle riforme proposte o dei provvedimenti assunti. Dobbiamo imparare a coltivare l’alleanza tra eletti ed elettori, ad alimentare la fiducia reciproca in modo da non lasciare quegli spazi vuoti che sono stati abilmente occupati da altri partiti, che hanno cavalcato ed alimentato con costanza le paure ed il senso di insoddisfazione della gente verso le forze di governo.

Quali saranno i prossimi passi?

Non sono mai stata una renziana e non ho condiviso le sue modalità di conduzione del PD: ricordo il suo successo iniziale legato alla “rottamazione”, il modo in cui ha scalzato l’allora Presidente del Consiglio Letta, riconosco l’apice del 40% raggiunto dal partito con lui in occasione delle elezioni europee, le aspettative create da Renzi Presidente del Consiglio con tanti annunci, ma ho sotto gli occhi la prima sonora sconfitta sul referendum costituzionale, trasformato in un referendum sulla sua persona, ignorando la necessità di una seria analisi degli errori compiuti. Il suo sprezzo nei confronti delle persone da lui umiliate che hanno cercato un altro spazio in cui poter continuare a fare una politica di sinistra. E con le sue ultime mosse per queste elezioni politiche – candidature gestite in modo dispotico e arrogante, una campagna elettorale confusa infarcita di polemiche inutili – il segretario del PD è riuscito a disperdere ancora più voti. Penso che d’ora in poi la classe dirigente del PD debba recuperare con umiltà il rapporto con le persone ed in particolare la fiducia di chi più fatica a superare la crisi, che si debba ripartire dai nostri valori fondanti per rielaborare un progetto chiaro e innovativo per il nostro Paese. Un progetto che riesca a coinvolgere anche emotivamente e ad infondere speranza nel futuro a donne e uomini, giovani e anziani, imprese ed associazioni.

Cosa pensa dello scenario che si va prospettando a livello nazionale per il nuovo governo del Paese?

La situazione che si è venuta a creare a causa anche della nuova legge elettorale è una situazione di stallo, in cui non c’è “un” vero vincitore. Il centrodestra ha avuto il miglior risultato come coalizione, ma al suo interno si è invertito il peso di Lega e Forza Italia. Il Movimento 5 Stelle è cresciuto molto ed è il primo partito ma non ha i numeri per governare. A loro spetta il compito di governare. Al PD, che teoricamente potrebbe fare la differenza, sulla base del responso degli elettori, spetta il turno dell’opposizione.

Grazie alla nuova legge sulla quota di genere, è aumentato il numero di donne che rappresenteranno il Trentino in Parlamento. Cosa pensa del fatto che la maggioranza delle elette appartiene proprio a quei partiti refrattari al nuovo provvedimento?

Il numero delle donne presenti in parlamento in questa legislatura rimarrà complessivamente lo stesso della scorsa legislatura (circa il 30%) perché da un lato ci sono partiti che hanno usato le pluricandidature femminili come flipper per far passare altri candidati uomini, mentre dall’altro c’è ne sono altri che, avendo bandito le pluricandidature o non potendole usare, hanno effettivamente svolto un ruolo importante nell’aumentare il numero delle parlamentari. La nostra regione che, in base della nuova legge elettorale, ha un considerevole numero di parlamentari eletti sui collegi uninominali (12 su 18) ha per la prima volta dato un contributo importante alla pari rappresentanza di genere (9 donne e 9 uomini). Il mio auspicio è che il loro lavoro favorisca entrambi i generi e quindi la nostra società nel suo complesso, nell’affrontare temi come l’aumento dell’occupazione, il gap retributivo, la conciliazione dei tempi di lavoro e di cura, e così via.

Stanchezza e sfiducia tra gli elettori

In autunno saremo chiamati ad esprimerci sulla costituzione del nuovo governo provinciale. Quali le sue sensazioni politiche?

Penso che non si debbano ignorare i segnali di stanchezza e di sfiducia, alimentati da alcune situazioni critiche presenti anche nel nostro territorio provinciale, che hanno offuscato l’importanza ed il significato dell’autonomia, tanto da farci assimilare nelle scelte della recente tornata elettorale ad una qualsiasi provincia del vicino Veneto. Dobbiamo recuperare il senso di una proposta territoriale innovativa, che nasca da scelte condivise e si fondi su ideali e valori comuni, che non si limiti alla semplice amministrazione dell’esistente ma riesca a motivare gli elettori in positivo, offrendo una visione del Trentino e dell’Alto Adige-Sudtirol in cui avere fiducia e sentirsi a proprio agio.

Che cosa Le è rimasto della Sua esperienza in Parlamento?

Durante i 7 anni alla Camera sono stata presente in modo assiduo ed ho avuto modo di lavorare in svariate occasioni, non solo insieme ai miei colleghi di partito, prevalentemente di altre regioni, ma anche ad alcuni colleghi di altri partiti, ad esempio all’interno della commissione Attività Produttive di cui sono stata Vicepresidente dal 2008 al 2013, su alcuni temi specifici di interesse nazionale, oppure nel Gruppo Amici della Montagna o in altre Associazioni di Amicizia con paesi stranieri. In particolare ho avuto la soddisfazione di vedere approvata negli ultimi giorni utili, a dicembre 2012, la proposta n.1934 di cui ero prima firmataria, che dopo un lungo lavoro di concertazione a livello parlamentare, con le rappresentative di categoria e con il governo, si è concretizzata nella Legge 4 del 2013 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate”.

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