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Ispra, persi 650 ettari di suolo in 120 Comuni fra 2016-2017

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I Comuni italiani “perdono ancora terreno consumando complessivamente tra il 2016 e il 2017 circa 650 ettari di territorio

NordEst – Il costo complessivo, in termini di perdita dei principali servizi ecosistemici (dal 2012 al 2017) è valutato tra i 215 e i 270 milioni di euro”. Lo rileva l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell’edizione 2018 del Rapporto Ispra-Snpa “Qualità dell’Ambiente Urbano”, presentato al Senato.

I Comuni consumano terreno, in tema suolo si verificano fenomeni di sprofondamento in particolare a Roma dove solo negli ultimi 10 mesi del 2018 si registrano ben 136 voragini. Non solo: “Il comune di Roma da solo, tra il 2016 e il 2017, ha perso un valore tra i 25 e i 30 milioni di euro in termini di perdita dei principali servizi ecosistemici”.

Complessivamente, dal 1960 ad agosto 2018, nei 120 Comuni presi in esame si contano 2.777 “sinkholes”, cioè voragini, di cui, oltre a quelli della capitale, 562 a Napoli, 150 a Cagliari, 72 casi a Palermo. Tendenzialmente sono le città del Centrosud Italia quelle maggiormente interessate dal fenomeno che risulta contenuto, invece, nel nord Italia anche se si registra un aumento dei casi.

Tornando al consumo di suolo, a livello di Città metropolitane, nel 2017 Napoli e Milano presentano la percentuale più alta, 34,2% e 32,3% rispettivamente, mentre Palermo la percentuale più bassa con 5,9%. La perdita di servizi ecosistemici tra il 2012 e il 2017 è valutata tra i 348 e i 443 milioni di euro. A Torino, Bari e Napoli si rileva un contributo più significativo, della perdita di suolo, nei Comuni metropolitani rispetto al capoluogo.

Polveri sottili PM10 oltre il limite

In 19 città italiane, secondo i dati preliminari aggiornati al 10 dicembre 2018, con Brescia capofila dei superamenti (87 giorni), seguita da Torino e Lodi con 69 e Viterbo che, almeno finora, non ha mai oltrepassato il limite. Ma il trend delle concentrazioni di polveri sottili PM10, PM2,5 e biossido di azoto (NO2) è comunque in diminuzione.

Lo ha reso noto l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) presentando i risultati dell’edizione 2018 del Rapporto “Qualità dell’Ambiente Urbano”, che analizza l’ambiente in 120 città e 14 aree metropolitane e quest’anno dedica il focus alle esperienze innovative.  Il rapporto evidenzia una significativa tendenza alla riduzione dei livelli di emissione di PM10 primario, quello direttamente emesso dal riscaldamento domestico e dai trasporti, ma anche dalle industrie e da alcuni fenomeni naturali, che si riduce del 19% in 10 anni (2005 al 2015).

Nel 2017 il valore limite annuale per il biossido di azoto (NO2) è stato superato in almeno una delle stazioni di monitoraggio di 25 aree urbane, si sono poi registrati più di 25 giorni di superamento dell’obiettivo a lungo termine per l’ozono in 66 aree urbane su 91 per le quali erano disponibili dati e il superamento del valore limite annuale per il PM2,5 (25 g/m) in 13 aree urbane su 84.

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