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Falsa partenza per agenzia nazionale del lavoro: ricollocati solo 20mila lavoratori a fronte di 3,5 mln di disoccupati

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L’assessore al Lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan boccia la proposta avanzata dal ministero del lavoro

disoccupazione

Venezia – “Ad un anno dalla costituzione dell’Agenzia nazionale per le politiche del lavoro registriamo, come uniche attività, la nomina da parte del Governo del presidente Maurizio Del Conte e di un Cda, composto da persone scelte più per affinità politica che per competenze tecniche, e l’assorbimento dell’agenzia nazionale Italia Lavoro. Oggi Anpal appare una macchina elefantiaca e ferma ai blocchi di partenza, incapace di gestire i servizi pubblici per il lavoro e di attivare le nuove modalità di accesso agli ammortizzatori sociali previste dal Jobs Act , come i contratti di ricollocazione”.

L’assessore al Lavoro della Regione veneto, Elena Donazzan, al termine della riunione della commissione Lavoro della Conferenza Stato-Regioni dedicata alla riforma delle politiche per il lavoro e dei servizi per l’impiego, boccia la proposta avanzata dal ministero del lavoro, di affidare ad Anpal la sperimentazione dei contratti di ricollocazione.

“I contratto di ricollocazione (o ricollocamento) – spiega l’assessore – prevede che il lavoratore licenziato riceva l’ indennità di disoccupazione prevista dalla legge e inizii contemporaneamente un percorso di formazione e reinserimento professionale (outplacement), attraverso un programma coordinato dalla Regione. Il dipendente che ha sottoscritto il contratto di ricollocazione riceve cioè un contributo in denaro (voucher) che potrà poi spendere per un percorso di formazione presso un’agenzia di lavoro scelta dal lavoratore stesso. Ora Anpal dovrebbe attivare in via sperimentare contratti di ricollocazione per 20 mila disoccupati. Un numero del tutto insufficiente, poco più che simbolico, di fronte ai 3 milioni e mezzo di disoccupati presenti nel territorio nazionale. Solo in Veneto sono 160 mila i disoccupati iscritti alle liste di collocamento nei Centri per l’Impiego. Mi chiedo: con quali criteri saranno scelti i 20 mila della sperimentazione? Con quali strutture e con quali risorse si costruiranno i percorsi di reinserimento? Forse si intende scaricare sui bilanci delle regioni e sui centri per l’impiego, già mortificati dalla svolta centralistica attuata dal governo Renzi, la nuova sperimentazione? Ma così non andremo da nessuna parte. La montagna ha partorito un topolino”.

 

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