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Dolomiti, Grande Guerra: nel cimitero militare di Pieve a Primiero, rivive la storia

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Una delle conseguenze immediate di un conflitto su vasta scala come la Prima Guerra Mondiale, fu la necessità di individuare siti provvisori o definitivi, in cui seppellire le migliaia di salme che dal fronte – quando era possibile – venivano recuperate. Molto spesso infatti , i corpi rimanevano sui campi di battaglia, senza degna sepoltura

di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento)  – I cimiteri militari furono realizzati o nei pressi della prima linea (si pensi a quello del Cauriol o a quello dei Pian dei Casoni solo per citarne due) o in vicinanza di quelli civili (Pieve a Primiero, Caoria nel Vanoi). Raramente i soldati venivano inumati nei cimiteri civili: nel nostro caso a Siror e Sagron.

Non potendo ripercorrere la storia di tutti i cimiteri militari per questione di spazio, concentrerò l’attenzione su quello di Pieve a Primiero, anche per la mole di materiale che l’archivio di Fiera di Primiero custodisce, in quanto sede del Commissariato per il Primiero durante la Guerra e del Comune unificato negli anni successivi.

Il primo documento storico

Tratta del cimitero ed è datato 14 aprile 1916. E’ una lettera inviata ai sindaci dal Commissariato Civile pel Distretto Politico di Primiero – Gerola – per sapere se avevano provveduto all’allargamento dei cimiteri od a nuove realizzazioni.

Questa richiesta è motivata sia per i numerosi i caduti in combattimento (o feriti deceduti nei vari ospedaletti) ma anche per ospitare gli oltre 80 morti della valanga dell’8 marzo sulle Val Male (i travolti saranno temporaneamente sepolti in quella località delle Poline che prenderà da allora il nome di Polina dei Morti).

Sempre il Commissario Gerola in una missiva inviata al Municipio di Fiera il 19 ottobre 1916 fa riferimento alla richiesta del medico Saccone (direttore dell’ospedaletto da campo n. 223) per la realizzazione di un cimitero militare. E’ probabile che in un primo tempo i deceduti siano seppelliti nei cimiteri civili.

Il 28 ottobre del 1916 il Commissario Gerola scrive ai Sindaci: “Si dispone che nell’imminente ricorrenza dei defunti agli alunni delle scuole e degli asili infantili siano ricordati i nostri soldati caduti per la loro redenzione e per la grandezza della Patria e di più che essi partecipino accompagnati dai maestri ai pellegrinaggi alle tombe dei caduti.”

Il cimitero indicato è quello di Fiera. Si addiviene infine alla scelta di realizzare il nuovo cimitero a fianco dell’esistente su proprietà di Giacomo Simion ed in parte dell’Ospitale San Giuseppe (affittato al Comune di Fiera).

Il processo per la costruzione si trascina fino alla metà di gennaio del 1917 quando l’Intendenza della 4 Armata scrive al Comune affinché perché provveda al ritiro delle piante da frutto sul terreno dove verrà realizzato il cimitero; sempre nello stesso mese, il 17, viene inviata lettera al Comune di Fiera da parte della Direzione del Genio Militare per l’allargamento del cimitero.

Esiste una certa confusione sul come e quando furono indennizzati i proprietari dei fondi: in una missiva del 5 agosto del 1920 si ricorda che i terreni requisiti vennero pagati come segue: 5.175 lire a Simion Giacomo, 4.250 Lire all’Ospitale San Giuseppe, 2.800 lire al Comune di Fiera per la distruzione di 2800 piantine da frutto in quello che viene definito “l’orto pomologico” (credo fosse una sorta di vivaio).

Nella risposta inviata lo stesso giorno dal Comune all’Ufficio Centrale Cura e Onoranze Salme Caduti in Guerra (C.O.S.C.G.) si rende noto che detti importi non furono mai versati.

Il 24 ottobre del 1921 il C.O.S.C.G. in una missiva specifica che gli indennizzi sopra esposti furono pagati come affitto decennale e non per l’espropriazione dei terreni. La querelle si trascina: nella lettera del 24 maggio 1922 si ricorda che ad un danno per il Comune di 2800 Lire si voleva corrispondere un indennizzo di 700 lire (lettera del 16 maggio). Con Simion Giacomo si addiverrà ad un accordo il 22 luglio 1927 mentre per il Comune e l’Ospitale San Giuseppe non è chiaro quando venne versato l’indennizzo.

Tornando agli anni della Guerra, il 13 marzo 1917 il Commissario Civile chiede al Comune di nominare un custode per il Cimitero; questo sta a significare che il cimitero era stato realizzato. Tra i tanti che si susseguirono alla custodia vi furono Vittorio Lovatini nel 1922 sostituito da Kinspergher Pietro nello stesso anno e Luigi Trotter nel 1924.

Al termine della Guerra il Cimitero, che avrebbe dovuto restare in funzione fino al 1930 anno a partire dal quale si sarebbero effettuate le esumazioni per trasportare ai vari sacrari i resti dei soldati (quelli che non fossero stati antecedentemente reclamati dalle famiglie), venne affidato dall’Ufficio Centrale Cura e Onoranze Salme Caduti in Guerra (C.O.S.C.G.) direttamente al Comune con missiva del 7 agosto 1921. Si ha pertanto che dal 1921 in poi la gestione cimiteriale passa in capo direttamente al Comune di Primiero.

Il numero delle salme inumate è molto alto in tutti i cimiteri della valle: 317 a Fiera, 286 a San Martino a cui si aggiungono altri 203 sepolti senza nome in una fossa comune al centro del cimitero, 43 a Siror, 3 a Miss; il numero, quasi mille deceduti, è oltremodo elevato se si pensa che esistevano altri cimiteri quali quello di Caoria, delle Refavaie, di Pian dei Casoni, di Paneveggio o della Val Miniera che raccoglievano i caduti di aree contese con particolare asprezza quali il Cauriol o la Cima Bocche.

Il perché si riesca a risalire così precisamente al numero ed ai nomi dei soldati caduti è dovuto ad una disposizione del Commissariato Civile che imponeva già nel 1916 che “i municipi delle terre redente concorrano per quanto sta in loro alle identificazioni e registrazioni delle salme dei militari morti nella presente guerra e seppelliti nel territorio rispettivo.”

E ciò spiega la presenza degli elenchi negli archivi comunali. Per finire alcune immagini relative al cimitero scattate in anni diversi.

Immagine del 1936 tratta da una cartolina. Nella parte sinistra in basso i due cimiteri affiancati

 

Come si presentava il cimitero nella primavera 1980

 

Scattata il 4 aprile 2006, prima dell’ampliamento del cimitero civile ed al ripristino della cappella

Una volta esumati tutti i caduti (in parte restituiti alle famiglie ed in parte sepolti definitivamente nel cimitero – sacrario di Feltre), l’area cimiteriale venne restituita alla famiglia Simion dopo che l’Ufficiale Sanitario dr. Nicoletti lo svincolò il 15 dicembre 1938 “a tutti gli effetti sanitari”.

Prima di chiudere, mi piace anche ricordare che, negli anni successivi alla Guerra ma soprattutto con l’avvento del Fascismo, nacque (o meglio si rafforzò) la mitizzazione dei caduti in guerra che vennero raccolti nei numerosi ossari sparsi sulle nostre montagne (Pocol a Cortina, il Monte Grappa, Feltre, Alano, ecc.).

Anche in valle venne pensato di erigerne uno a Passo Rolle: l’opera progettata dal tenente Ottavio Cabiati e da Guido Ferraza, è rimasta però solo sulla carta.

Il disegno raffigurante l’ossario (immagine tratta dal Nuovo Trentino del 4 ottobre 1919)
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