Centocinquant’anni di Autonomia in Trentino: il Palazzo del Capitanato di Primiero

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L’amministrazione della cosa pubblica al tempo dell’impero: il capitanato distrettuale

Il Palazzo del Capitanato ai primi del Novecento

 

di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento)  – In un periodo in cui si parla di autonomia come un “privilegio”, mi piace ricostruire un po’ della nostra storia per far capire, a chi pensa che l’autonomia di cui gode la Regione Trentino Alto Adige sia un regalo immeritato, che il nostro parziale autogoverno ha radici lontane. Per fare ciò voglio scrivere del Palazzo del Dazio o delle Miniere, o meglio di cosa ha rappresentato in quei dieci lustri che vanno dal 1868 al 1918.

Il Palazzo del Capitanato

Il Palazzo delle Miniere è conosciuto anche come Palazzo del Capitanato ma non tutti sanno cosa fosse effettivamente il Capitanato Distrettuale e cosa abbia rappresentato per la Comunità di Primiero. E’ bene subito ricordare che Primiero faceva parte dell’Impero Austro Ungarico con capitale Vienna (che disponeva di un Parlamento – la Dieta), Impero formato da numerose contee tra cui quella del Tirolo. Le Contee, mediante le proprie Diete – ad Innsbruck nel nostro caso – poteva legiferare in materia di agricoltura, pubbliche costruzioni, istituti provinciali, imposizione di addizionali sulle imposte dirette fino ad un massimo del 10%, culto e pubblica istruzione, questioni comunali, alloggiamento e vettovagliamento dell’esercito.

Alla dieta si veniva eletti quali rappresentanti delle così chiamate “curie”: la prima era quella del grande possesso, la seconda delle città e borgate, la terza della Camera di Commercio, la quarta dei Comuni (quella per la quale fu eletto Giovanni Sartori di cui abbiamo parlato in un articolo precedente), la quinta era quella generale istituita nel 1907 per l’introduzione del suffragio universale da cui erano però escluse le donne.

‘Bezirkshauptmann’

Più in basso nella scala gerarchica si incontra il Capitanato Distrettuale. I poteri conferiti al Capitano Distrettuale (o Bezirkshauptmann) erano importanti e venivano esercitati in materia di sanità, agricoltura, veterinaria, finanze, controllo sui comuni, istruzione e polizia. Il Capitano era perciò una figura politica/amministrativa che aveva la responsabilità su un territorio più o meno vasto.

Nel caso delle nostre valli dal 1850 al 1868 la gestione era assicurata dal Capitanato distrettuale di Cavalese che aveva il proprio braccio destro in Primiero nella figura del Commissario Distrettuale Esposto, le cui competenze si estendevano tanto in materia politica di interesse locale (tenuta degli atti pendenti ed esibiti inevasi in materia politica ecc.) che amministrativa (formazione dei nuovi comuni locali, rilascio dei passaporti per l’interno, controllo dell’operato degli ispettori scolastici).

Il 10 luglio 1868 venne istituito con ordinanza del Ministero dell’Interno (la n. 99) il Distretto di Primiero che restò in essere, con l’intervallo tra il 1915 ed il 1917, fino al 1918: la valle, anche per oggettive difficoltà logistiche (si pensi che d’inverno per raggiungere solo a piedi la Val di Fiemme si potevano percorrere la Forcella Sadole da Caoria od il Passo Rolle, altrimenti era necessario uscire dall’Impero a Montecroce e rientrarvi a Tezze Valsugana per poi proseguire verso Trento o percorrere, sempre a piedi, la via del Broccon), diventava in quel momento una unità amministrativa a sé stante.

Timbro e firma del Capitano Distrettuale su un documento del 19 novembre 1905

L’attività del Capitanato

Andando a sfogliare i documenti contenuti nell’archivio comunale di Fiera, ma ciò vale anche per tutte le altre unità amministrative della Comunità, possiamo venir a conoscere l’intensa attività che svolgeva il Capitanato: giusto per citare alcuni atti mi piace ricordare il contenzioso sorto tra il Capitanato ed i Comuni di Fiera e Transacqua i quali si rifiutavano di pagare le spese di manutenzione straordinaria (indicate rispettivamente in un quarto ed in tre quarti) del ponte in ferro tra i due abitati; il “permesso politico” all’imprenditore Luigi Trotter di costruire una passerella sul Cismon.

I tanti ricorsi presentati al Capitanato contro le decisioni comunali in materia di edilizia privata, le sospensioni di vendita di prodotti ritenuti avariati (come nel caso del grano sequestrato a Martino Orsingher), la tenuta dei registri dei forestieri (sia in entrata che in uscita), il controllo nei tagli dei boschi comunali, la verifica degli elenchi militari, la querelle sorta con il Comune di Fiera per la localizzazione dei mercati del bestiame.

Come abbiamo visto la sola struttura del Capitanato gestiva nel Distretto una infinita serie di competenze in modo estremamente dinamico: l’indicazione data dal Capitano era nella grande maggioranza dei casi l’atto che poneva fine a contenziosi di varia natura o che comunque dava indicazioni precise e puntuali sul come ci si sarebbe dovuto comportare nei vari procedimenti.

Questo assetto amministrativo decentrato, che con tutte le pecche che possiamo trovare – prima tra tutte il fatto che il Capitano fosse nominato dal Luogotenente – funzionava egregiamente ed assicurava ai territori una autonomia notevole: bastava inviare una missiva al Capitano e lo stesso iniziava e portava a termine un procedimento in breve tempo. Quasi come oggi…

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One Response to "Centocinquant’anni di Autonomia in Trentino: il Palazzo del Capitanato di Primiero"

  1. Delia   12 luglio 2018 at 13:44

    Complimenti a Filippi. Molto interessante ed eloquente l’articolo sia dal punto di vista storico che di opinione personale condivisa penso da tanti. Con ironia, le ultime tre parole sono riuscite a mettere a confronto l’operare di ieri con quello di oggi…
    Delia

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