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Borrelli e il Vajont: “Il sistema di prevenzione ora ci rende orgogliosi”

Panoramica della Valle del Vajont poco dopo il disastro del 9 ottobre 1963. Si nota la frana di 260 milioni di metri cubi staccatasi dal Monte Toc e precipitata nel bacino artificiale.

Il capo dipartimento della protezione civile al cimitero di Fortogna: “In arrivo a fine mese ‘It-alert’ per avvisare i cittadini dei rischi imminenti”

NordEst – Le emergenze nella storia: dal Vajont a Vaia, fino ai sistemi tecnologici di oggi per la prevenzione e informazione. È questo il filo rosso dell’intervento del capo dipartimento della protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, che al cimitero di Fortogna ha reso omaggio alle vittime del Vajont.

Solo in questi ultimi anni c’è stata la tempesta Vaia e poi la pandemia di Covid-19, che hanno visto Borrelli in prima linea e alla ribalta sul palcoscenico nazionale, ma allo stesso tempo si andava di pari passo con l’acquisizione di sempre maggiore esperienza e professionalità.

“Porto tutta la vicinanza alle vittime e ai familiari di questa grande tragedia il cui ricordo è ancora vivo in tutti noi – ha detto Borrelli – siamo qui per onorare e ricordare i morti ma anche per riflettere, noi come uomini al servizio delle istituzioni, sul nostro stesso sistema di gestione delle emergenze. Dobbiamo ricordare infatti che proprio all’indomani del Vajont, e poi negli anni successivi come durante l’alluvione del 1966, è nata l’idea di creare il nucleo di protezione civile nazionale su intuizione dell’ex ministro Giuseppe Zamberletti. Questo sistema ha unito nel tempo la cittadinanza, le istituzioni e gli esperti dei comitati tecnici e scientifici in una proficua sinergia. A fine ottobre – ha concluso Borrelli – arriverà un nuovo strumento che sarà di grande utilità ovvero “It-alert”: un sistema nazionale che avverte i cittadini sui rischi immediati e previsti nel territorio”.

Tra le autorità dei dipartimenti di gestione delle emergenze, era presente anche il capo nazionale dei vigili del fuoco, Fabio Dattilo. Per il Governo erano presenti il sottosegretario all’Interno Carlo Sibillia e il ministro dei rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

In breve

Dolomiti imbiancate nel weekend. Precipitazioni sparse hanno interessato in queste ore quasi tutto il NordEst e la neve ha fatto la sua comparsa anche sotto i mille metri. Limite della neve sulle Dolomiti fino a circa 1100/1300 m, localmente più in basso, sulle Prealpi intorno ai 1400/1600 m. Le temperature sono state in generale diminuzione anche sensibile e molto inferiori alla media del periodo e così, con il crollo termico, sono apparsi i fiocchi, seppur non molto consistenti, sotto i mille metri mentre oltre i 1.200 sono stati più evidenti. A Ra Valles, sulle Tofane il manto nevoso ha raggiunto i 25 cm, 5 in meno di quelli registrati sul Monte Piana a Misurina. Tra Falzarego e il passo della Mauria, che segna il confine col Friuli, la neve ha toccato i 20 cm. Più consistente invece sopra ad Arabba il cui manto ha toccato i 40 cm mentre una spruzzata di pochi centimetri si è depositata sul Nevegal .

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