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Val Schenèr, ricordando il tragico assalto alla Centrale di San Silvestro nel mese di agosto 1944

“Quello che raccontiamo è un piccolo tassello di storia locale, ricostruito grazie alla collaborazione dei militari della Stazione Carabinieri di Primiero e della  Compagnia di Cavalese”


di Ervino Filippi Gilli

Primiero (Trento) – Prima di ricostruire l’episodio è bene specificare che non è nostra intenzione esprimere valutazioni che la storia abbia già dato e tanto meno giudicare nessuno: l’intento di questo articolo è solo quello di ricostruire un avvenimento bellico, per come i documenti ufficiali ce lo raccontano.

Le ricerche storiche

Tutto nasce dalle ricerche nell’archivio comunale di Fiera di Primiero quando stavo raccogliendo informazioni sulla storia delle case del centro storico. Nella teca dell’anno 1950, per caso, mi sono imbattuto in un cartoncino ingiallito proveniente da Bari, datato 17/10/1950 ed incuriosito lo ho letto.

Era la lettera della signora Maria Laudadio che chiedeva all’allora Sindaco di Fiera – Trotter – notizie relative alla sepoltura del fratello Gaetano, brigadiere dei Carabinieri di stanza alla Stazione di Imer.

Il come la signora Maria fosse giunta alla conclusione che il brigadiere fosse sepolto nei pressi di Fiera era legato ad un fraintendimento: nel 1944 la Signorina Olga Obber di Imer – che sicuramente conosceva il milite – aveva inviato una cartolina di Fiera alla allora fidanzata del Laudadio, Teresa Marinelli di Malè, annunciandone la morte. Sulla cartolina era raffigurata una montagna con una croce; erroneamente la signorina Marinelli interpretò quella fotografia come il luogo di sepoltura.

A questa richiesta di notizie il Sindaco Trotter rispose il 16 Novembre 1950 non prima di aver contattato il Parroco di Lasen, chiedendogli se conosceva certo don Scantamburlo, citato nella lettera della signora Maria come persona a conoscenza dei fatti.


La risposta del reverendo

Non si fece attendere e due giorni dopo il Trotter venne a conoscenza dei fatti: effettivamente il reverendo che era parroco di Arzon era salito in Pietena, aveva conferito i Sacramenti ed aveva ricevuto la penna stilografica del Laudadio con la preghiera che la recapitasse alla fidanzata maestra in Malè. La signorina Marinelli passò in Arzon a guerra finita e le fu consegnata la penna e le vennero date le notizie della tragica morte.

La zona di “Pietena”

 

Questo è quanto era stato possibile ricostruire con la documentazione presente in archivio a Fiera: spinto però dalla curiosità di sapere come fossero andati i fatti prima della cattura, mi sono rivolto alla Stazione Carabinieri di Transacqua, al comandante della stessa, Colautti ed al brigadiere Antoniolli, chiedendo un aiuto per ricostruire la vicenda.

La ricostruzione dei fatti

La Stazione è stata veramente solerte nel richiedere informazioni al Comando Generale dell’Arma di Roma che ha risposto facendo pervenire la dichiarazione del vice-brigadiere Luigi Pellegrino presente sul posto nel momento dell’azione.

Da quanto dichiarato dal Pellegrino, durante la notte tra il 27 ed il 28 luglio 1944 una decina di Carabinieri oltre al Laudadio, al Pellegrino e al vice brigadiere Ciulla Diego stavano presidiando la Centrale idroelettrica di San Silvestro.

La Centrale di San Silvestro ad Imèr

Verso le 23,30 un gruppo di circa 35 partigiani armati di mitragliatrice attaccava la centrale: i difensori dopo uno scontro a fuoco vennero sopraffatti. Il mattino successivo tutti i prigionieri furono trasferiti a mezzo camion a Croce d’Aune dove i carabinieri semplici, disarmati, vennero liberati mentre i tre sottoufficiali vennero portati in Pietena utilizzando – forse – la strada per il rifugio Dal Piaz.

Tre giorni dopo il comandante “Bruno” della Brigata Gramsci interrogava i tre: il 4 agosto i carabinieri vennero processati dal Tribunale della Brigata e mentre il Ciulla ed il Pellegrino venivano assolti, il Laudadio veniva condannato a morte mediante fucilazione perché “ritenuto colpevole del reato di collaborazionismo col tedesco invasore e di sentimenti nazi-fascisti.”


La sentenza venne eseguita alle 18.30 dello stesso giorno ed il Laudadio venne sepolto a circa 60 metri dalla Malga Pietena, sede del comando di Brigata. Concludo lanciando un appello dalle colonne del quotidiano online LaVocedelNordEst: se qualche persona avesse ulteriori notizie, le invii a redazione@lavocedenordest.it. Completare un fatto storico è importante: perdere la memoria significa perdere le proprie radici.

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